IIS - M.T. VARRONE
LICEO ARTISTICO - A. CALCAGNADORO

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Adottiamo un caduto per mafia, uno di noi

Allo stimolo della prof.ssa Millesimi, che con gli altri docenti hanno proposto alle classi di adottare un caduto per mano della mafia, la classe 4° B del Liceo Artistico “A. Calcagnadoro” ha risposto subito: abbiamo scelto Dario Capolicchio poiché leggendo la sua biografia ci siamo immedesimati in lui, ci è sembrato di vedere un giovane appassionato camminare per i corridoi della nostra scuola, interagire con noi quasi fosse uno studente del Calcagnadoro. Chi era Dario?

Dario Capolicchio nasce nel 1971 a Palermo, ma all’età di quattro anni si trasferisce con i genitori a Sarzana. Si diploma al Liceo Artistico di Carrara, poi studia nella facoltà di Architettura a Firenze, città per lui ideale per conseguire la migliore formazione culturale e professionale, città dei Geni del Rinascimento. È un ragazzo come noi: un po' scanzonato, socievole, amante della montagna come la nostra Prof. di stoaria dell'Arte, appassionato frequentatore specialmente delle Alpi Apuane. Si iscrive al CAI ed è escursionista ed alpinista. Dario rimane vittima dell’attentato del 27 maggio 1993 in via dei Georgofili a Firenze, quando un’esplosione distrusse la Torre dei Pulci, sede dell'Accademia dei Georgofili. Sotto le macerie morirono la custode dell'Accademia Angelamaria Fiume, suo marito Fabrizio Nencioni, e le loro due figlie, una di 9 anni e l'altra di due mesi. la bomfa incendiò un edificio di via dei Georgofili ed è proprio tra le fiamme, nel suo appartamento, che morì Dario Capolicchio, come una torcia umana, davanti agli occhi inorriditi della sua fidanzata. Insieme alle cinque vittime ci furono circa quaranta feriti. ma accanto alla strage di vite umane ci fu il disastro di edifici monumentali e opere d'arte. Subirono gravi danni la Chiesa di S. Stefano e S. Cecilia e il complesso artistico monumentale della Galleria degli Uffizi e del Corridoio Vasariano. Il 25% delle opere d’arte presenti fu danneggiato e mentre i capolavori più celebri erano assicurati da vetri di protezione che attutirono l’urto. Al netto del bilancio di morte, importanti opere andarono perse per sempre. A determinare la bomba fu una potente miscela di esplosivo collocata all'interno di una macchina. Tale attentato viene inquadrato nella scia degli altri attentati del ’92-’93 che provocarono la morte di 21 persone tra cui Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Abbiamo poi fatto una ricerca sulla rete. I processi hanno accertato che i mandanti e gli autori materiali della strage erano esponenti della mafia e che ad ispirarla era stato il forte inasprimento delle pene nei confronti dei criminali mafiosi, il carcere duro e una strategia speciale di protezione per i pentiti di mafia. Infatti, le sentenze hanno ricordato che dopo i fatti del ’92 che avevano determinato la morte dei magistrati Falcone e Borsellino e della loro scorta, lo Stato aveva reagito elaborando normative penitenziarie di rigore a carico degli esponenti della mafia e normative di favore per coloro che decidevano di collaborare con le autorità giudiziarie. Si trattava quindi di una decisiva presa di posizione da parte dello Stato che servì a intaccare la «presunzione di onnipotenza e di libertà» dei capi di mafia. Da qui, la scelta di tentare di "ammorbidire" lo Stato minacciando i suoi organi che «perseverando nella linea dura intrapresa avrebbero provocato al Paese lutti e distruzioni a non finire». Ad indurre nei capi della mafia l’idea di colpire il patrimonio artistico fu un trafficante di opere d’arte. Spiegò ai capi di mafia che “ucciso un giudice, questi viene sostituito, la stessa cosa avviene per un poliziotto, ma distrutta la Torre di Pisa veniva distrutta una cosa insostituibile e con danni incalcolabili per lo Stato.” Di qui la strage in via dei Georgofili, quella al Padiglione di Arte Contemporanea a Milano e alla Basilica di San Giovanni a Roma.

 Il processo per la strage di via dei Georgofili iniziò nel 1996 e nel 1998 boss mafiosi del calibro di Bernardo Provenzano, Francesco Giuliano, e altri dodici imputati vennero condannati all’ergastolo per le stragi di Firenze, Roma e Milano. La posizione di altri due imputati di primo piano, Totò Riina e Giuseppe Graviano fu invece stralciata ma nel 2000 entrambi furono condannati all’ergastolo.

Quello che ci ha colpiti è che dietro la tragica storia di Dario, uno di noi, si insinua indirettamente un altro problema attuale, legato alla mafia: nella zona delle Apuane, dove c’è un Parco e nello stesso tempo si estrae a getto continuo il meraviglioso marmo di Carrara, si registrano numerose attività delle trentacinque organizzazioni mafiose della Toscana (Fonte: dati Fondazione Caponetto). Da dove furono estratti i blocchi di marmo per il David e la Pietà di Michelangelo, oggi viene estratto il marmo per arredare i bagni e le cucine di danarosi sceicchi. L’incidenza delle malattie di tumore ai polmoni dovute allo sfruttamento intensivo delle cave e al business delle polveri di marmo sbiancanti per la cosmesi, i dentifrici, le pitture e l’industria alimentare, è sotto gli occhi di tutti. A questo si aggiungono gli attentati contro l’ambiente bruciando rifiuti tossici, e i danni dell’industria chimica in tutta la zona.
Per questo la mafia non è solo Sicilia, coppola e pistole. La mafia è anche un atteggiamento che va combattuto in ogni angolo delle città per la ricerca di legalità, verità e giustizia. Per questo il IV C invitato presso il Teatro Flavio Vespasiano a partecipare il 1 aprile all’incontro con la Presidente della Camera On. Laura Boldrini, regalerà questa maglietta all’alta carica dello Stato come simbolico appello di tutti giovani affinché la corruzione sia fuori dal Parlamento.

Giulia Penta e Lorenzo D'Aquilio

 

La classe IV A ha partecipato attivamente alla manifestazione di “Libera-Associazioni nomi e numeri contro le mafie”. Il 21 marzo è stato il primo giorno di primavera, la rivincita della natura sull’inverno e per noi, il rinnovarsi della memoria e della richiesta di giustizia per le vittime innocenti delle mafie. Martiri inconsapevoli di carnefici, raggruppati in organizzazioni malavitose, particolarmente cruente nel loro modo di agire. Durante questa giornata, che coincide con l’equinozio di primavera, vengono letti circa 900 nomi di oppressi, di perseguitati in nome della giustizia e della fede. Nomi più o meno noti, magistrati e giudici ma anche persone entrate loro malgrado in traffici loschi come Marcella Di Levrano, la vittima che la IV A ha adottato.

Marcella era una ragazza di 26 anni con un passato tormentato, segnato da un padre violento e da un grave lutto che incise profondamente sulla sua esistenza. Poi, la dipendenza dalla droga con la continua ricerca della dose. Entrò in ambienti malavitosi, la Sacra Corona Unita, iniziando a conoscerne i segreti che lei annotava meticolosamente in un’agendina. Rimase incinta e tutto sembrava voler prendere una piega differente perché la nascita di un figlio rappresenta un momento di rinascita per qualsiasi genitore. Arrivò la decisione di voler uscire definitivamente dal “tunnel”. Fu proprio questa scelta a segnare inevitabilmente il suo destino: l’uscita dall’organizzazione malavitosa e la conoscenza dei suoi segreti non potevano essere sopportati dai suoi aguzzini. Così, Marcella venne ritrovata con la testa fracassata in un bosco.

Noi abbiamo deciso di scegliere ed onorare Marcella Di Levrano ( insieme alla nostra professoressa Benedetta Graziosi) con dei simbolici palloncini bianchi segnati con il suo nome ed una maglietta con impresso il suo viso deturpato da una pietra. Il tema dellatossicodipendenza è ricorrente in noi giovani, quindi di grande attualità. Sulla nostra maglia c’era scritto: “ Le mani sulla coscienza”, perché è proprio grazie a Marcella e persone come lei che conserviamo orgogliosi la  NOSTRA DIGNITA’ e quella dell’ ITALIA INTERA.

Elenio Mariani

 

 

 
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