IIS - M.T. VARRONE
LICEO ARTISTICO - A. CALCAGNADORO

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Concorso Regoliamoci 2014-2015

Il nostro Istituto ha partecipato al progetto-concorso Regoliamoci- Riparte il futuro con le cassi IB, IIIA, IIIC e IVB. Di seguito la presentazione del progetto e alcune opere e testi in concorso.

Il Liceo Artistico “A. Calcagnadoro” di Rieti prende in prestito il titolo da un celebre dipinto del pittore francese Paul Gauguin per raccontarsi in merito alle didattiche per la tutela del patrimonio culturale da sempre fiore all’occhiello della scuola. Attraverso tale filone, volano straordinario per esaltare il senso di identità delle comunità, nonché specchio della stato di degrado morale della società e delle amministrazioni, la scuola ha inteso fare un lavoro educativo e formativo di forte impatto sulle giovani generazioni. Per tali ragioni, nell’a.s.2012-13, alcune classi si recarono presso la sede romana dell’Arma dei Carabinieri, Tutela Patrimonio Culturale, per stimolare negli allievi il desiderio di legalità e giustizia attraverso il recupero delle opere d’arte trafugate dalle archeomafie.
Da tale storica sensibilità del Calcagnadoro, sulla scorta dell’art. 9 della Costituzione Italiana, coerentemente con i termini del bando di Libera, scaturisce l’adesione della scuola al progetto-concorso Regoliamoci- Riparte il futuro
Consapevoli che la Bellezza sia un valore universale che deve essere salvaguardato riteniamo che il primo passaggio sia l’educazione, per combattere qualsiasi forma di corruzione. La tutela dei beni culturali è, secondo i nostri studenti, il più efficace sistema per combattere proficuamente ogni forma di intimidazione e “scambio” illecito.
Il lavoro delle discipline coinvolte nel progetto è stato sinergico, secondo le competenze che ogni ambito attiva e nel rispetto dell’età anagrafica degli studenti coerentemente con l’anno di corso frequentato. Tutto il progetto è stato volutamente curvato sul valore educativo dei Beni Culturali e il mercato clandestino delle opere d’arte essendo il Liceo Artistico, per sua vocazione, scuola assai sensibile a tali problematiche. Non a caso la cultura dell'illegalità e della corruzione si alimenta laddove il rispetto del patrimonio non esiste. Il declino, l’abbandono, la sporcizia e la negazione del bene comune negano il valore fondamentale della civiltà e cioè il godimento della Bellezza.
Tutte le classi, quindi, sono state sensibilizzate attraverso la visione dei film Le mani sulla città e La mafia uccide solo d’estate (la classe III C ha anche assistito alla proiezione del documentario Uomini soli di Bulzoni - Sorrentino sul fenomeno mafioso) attraverso la distribuzione di materiale cartaceo, approfondimento su siti specializzati, dibattiti in classe. Successivamente sono stati prodotti dagli studenti testi (utilizzando il carattere Arial per consentire la lettura agli allievi dislessici), un video, un fumetto, alcuni poster.
La classe IB ha lavorato sulle archeomafie imbattendosi nel rocambolesco furto di una antica kýlix, proveniente dal corredo di una tomba sabina, oggi conservata presso il museo archeologico di Rieti ed ha voluto interpretarne la storia, attraverso l’invenzione di un fumetto. La letteratura disegnata infatti è un canale di comunicazione assai vicino alle sensibilità dei ragazzi di oggi.
Alcune alunne della classe III A, in seguito alle suggestioni emotive scaturite in particolare dai contributi della nostra cinematografia, hanno creato dei poster a tema con messaggi e immagini atte a sensibilizzare l'opinione pubblica.
La classe IIIC, invece, ha approfondito la tematica delle legalità scoprendo che le opere di un autore oggetto di studio durante l’anno scolastico, Piero della Francesca, erano state trafugate dal palazzo ducale di Urbino e poi fortunatamente recuperate.
La classe IVB, inoltre, ha confermato l’impegno del Calcagnadoro nella tutela del patrimonio monumentale locale partecipando a un convegno cittadino dedicato al degrado di una chiesa collocata nel cuore del centro storico.
Per tutte le informazioni si rimanda al sito scolastico www. liceoartisticorieti.it e si segnala in modo particolare l’Inchiesta dell’a.s. 2005-2006 dedicata all’abbandono dell’importantissima chiesa, Sant’Antonio Abate, del Vignola, monumento centrale del XVI secolo in territorio reatino. A seguito della denuncia fatta dalla scuola si sono succeduti, con cadenza annuale, ben quattro convegni che hanno evidenziato il degrado non arginato dall'Ente proprietario. Con ciclicità, più classi hanno partecipato al lavoro di sensibilizzazione della collettività ed oggi, dopo diversi anni, finalmente le istituzioni hanno preso consapevolezza del danno, dell’errore e delle loro responsabilità. Tale lavoro è stato sinergico con l’associazione Porta d’Arce che, a livello territoriale, ha fatto squadra con la scuola. Da questo seminare lungo, paziente e capillare oggi abbiamo raggiunto i primi risultati di pulizia e disinfestazione da parte del Comune.
Sorge spontanea una riflessione amara e inquietante: se una scuola e realtà locali non si fossero mosse, le autorità, depositarie del bene, gli enti pubblici responsabili della sua conservazione e riuso, avrebbero dato un segno di vita? Coloro che hanno l’onore e l’onere di rappresentare, interpretare, infondere la legalità non lo hanno voluto o saputo fare? La sensibilità è così partita dal basso e oggi possiamo fieramente dire che forse qualcosa si sta muovendo. Forse salveremo la chiesa dalla distruzione, forse si avvierà una campagna di consolidamento post terremoti. Noi ci crediamo!
La scuola ha pienamente svolto il suo ruolo, ha interpretato la mission che è quella di formare l’uomo e il cittadino scegliendo la strada a essa consona e pertinente, ossia quella della legalità e della salvaguardia dei Beni culturali.
 
Letizia Rosati - docente di Storia dell’arte
Benedetta Graziosi - docente di Filosofia (referente del Progetto)

Collaborazioni per il lavoro in classe:
professori Antignani Concetta – Adriano Berretta – Marcello Cerafogli - Carlo Peron – Anna Maria Zanin, Claudio Zanotti.

 

Alunni partecipanti al Concorso

Classe IB: Di Filippo Camilla, Di Giuliani Davide, D’Ippolito Elena, Patacchiola Martina, Stefanini Fiorenza (Fumetto);

Classe III A:  Mirabella Valentina (Poster), Bisconti Valeria, Pengili Elisa, Quattrocchi Erika – Poster e Segnalibro);

Classe III C: (Intera classe) Anuta Gabriela Cristina, Bonafede Giulia, D’Agostini Lorenzo, De Santis Diego, Di Cesare Michela, Fortunati Aurora, Granati Andrea, Graziani Chiara, Grillotti Francesco, Griscioli Elena, Labartino Luca, Marcari Omnie Chinonsò, Pandolfi Gaia, Pasquetti Filippo, Petrucci Marianna, Zelli Emanuela (Articoli);

Classe IV B: Bianchi Michele – Moschetti Chiara (video)
Cinardi Elisa, Costanzi Flavia, Grassi Veronica, Magi Esther, Trovatelli Giulia   (saggi), Nulli William Pescetelli Gabriele, Santoprete Matteo (Format).

 

Vignola et consortium
di Elisa Cinardi  IVB

La tutela dei beni artistico-culturali, oggigiorno,  rappresenta una chimera non di poco conto. Una minaccia, a tal riguardo, sembrerebbe meno compromettente. Eppure ignorare l'arte è sinonimo a sua volta di ignoranza, arte anche quest'ultima, sotto una certa luce. Presentiamo, nel perimetro geografico del Nostro Bel Paese, un'Odissea di opere che quotidianamente subiscono l'indifferenza degli occhi e, di conseguenza, della mano stessa dell'uomo. Il che sta a significare una mancata manutenzione delle stesse. Manufatti oltraggiati ignominiosamente da chi ama contendersi la palma d'oro per una cattiva salvaguardia del patrimonio artistico. Il problema, a questo punto, potrebbe essere l'incapacità di ripristinare la continuità tra arte ed esperienza quotidiana, elementi che via via vengono vilipesi e svuotati della loro originaria valenza. È un peccato ammetterlo, poiché cos'è l'arte, se non la prova tangibile della realizzazione dell'unione tra materiale ed esperienza sensoriale e/o ideale? Un atteggiamento superficiale a riguardo risulterebbe soltanto uno spreco, tuttavia la dignità delle opere d'arte viene, ahimè, calpestata o osannata in base a criteri che non stanno in piedi. Ciò che risulta arte, tale deve essere riconosciuto. Anche questo, pertanto, è sinonimo di misera sensibilità, merce che scarseggia. Un errore in cui in molti cadono è prendere in considerazione il solo aspetto contenutistico di un'opera, dimenticando quella parentela che esiste tra arte, funzionalità e storia, una chicca dal vero e proprio valore testimoniale, l'espressione manuale di ciò che è stato e che, in futuro, sarà. Viviamo in un parco archeologico, un museo a cielo aperto che vanta di un elevato tasso di bellezza artificiale, non artificiosa e non è necessario guardare troppo in là per notare con rammarico i segni di contrazione e arretramento di una cultura, o di una società – ai posteri l'ardua sentenza – che non afferra il concetto esteso dell'esperienza artistica. Rieti ne è un chiaro esempio, piccolo nucleo abitativo che vede poco più di quarantamila anime e capoluogo di provincia non solo di chi vi abita, bensì anche delle perle che preserva. Le possibilità di ridisegnare il territorio sono vaste, ambientalmente e artisticamente parlando. Nonostante ciò qualche scheletro nell'armadio accenna a farsi scoprire anche nel reatino, ragion per cui è utile puntarvi i riflettori contro. Un certo Jacopo Barozzi, più di quattrocento anni or sono, elaborò il progetto di un edificio che, oggi, versa in condizioni pressoché disastrose. Il caro fu Vignola – si sta parlando del medesimo architetto – diede al posto la possibilità di avere l'unica testimonianza cittadina di architettura ecclesiastica realizzata sulla base dei dettami stabiliti dal Concilio di Trento (1545 – 1563), dunque di certa autografia vignolesca. La Chiesa di Sant'Antonio Abate, parte di un antico complesso ospedaliero, è l'epigono per eccellenza, seppur “in scala”, della Chiesa del Gesù a Roma, voluta dall'omonimo ordine dei Gesuiti all'epoca. Con gli anni, sin dal '900, questo tempio cristiano ha gradualmente visto la propria perdita funzionale, la quale ha contribuito a compromettere il valore identitario del bene culturale che incarna. Da che il suo scopo era quello aggregativo delle masse popolari, specie in occasione dell'annuale benedizione degli animali e in memoria del Santo, il luogo di culto (di notevole interesse storico-artistico) è stato elevato allo stato di “quadro deprimente”, gettato nel dimenticatoio comune e vittima di un processo di “subduzione” culturale. Non più agibile da tempo immemore, sgomberata degli interni, la chiesa sfoggia notevoli lesioni strutturali, un arredo pittorico e scultoreo piuttosto assente e alterato, in definitiva rappresenta quella che potrebbe essere intesa come l'allegoria della decadenza artistica. Qui incuria, atti vandalici, incursioni notturne e deiezioni di volatili ignoti la fanno da padroni, arrecando seri danni alla struttura che, a quanto pare, non richiama più l'attenzione della memoria collettiva come uno specchietto per le allodole, tanto meno rievoca una propria identità. Quel che rivendica, al tempo stesso, sono dei diritti che Le spettano in quanto monumento. La totale mancata manutenzione ha fatto sì che il posto crollasse nel regno della sciatteria, benché vi siano concrete possibilità di recupero laddove urge un intervento di ristrutturazione e restauro (ovvero un po' ovunque). Rimozione del guano, ripristino delle imposte e del portone, deumidificazione locale, eliminazione di eventuali muffe tossiche, tutte manovre utili alla rinascita di un simile gioiello che grida vendetta al Dio per cui è stato costruito. E pensare che di giovani volenterosi professionisti e non del settore, in quel di Rieti, ve ne sono, speranzosi in un suo risanamento. Persino un'inchiesta è stata condotta affinché ai piani alti arrivasse la voce di corridoio, il tutto contornato da documentazioni testuali e fotografiche volte ad accendere la luce su questo caso. Più precisamente, a livello scolastico, in base ad un progetto del 2006 a cura dell'Istituto d'Arte Calcagnadoro, iniziativa spinta da un autonomo spirito critico e consapevole di chi studia la materia qui tanto discussa. Azione necessaria e dovuta, per non dare modo alla “grande consolatrice” di posare il proprio manto su un tesoro dell'umanità che sta rischiando di inceppare nell'annullamento e nell'oblio generale. Che sia opera del fuggi fuggi burocratico, di uno scarno interessamento o della semplice sorte, sta di fatto che un dibattito è stato suscitato. La rilevanza antropologica di fondo ne è uno dei motivi principali: si investe sul cemento, per così dire, si riflette sull'ammodernamento dei territori e sul rilancio dell'economia (nelle sue multiple forme), dando vita a consumi creati ad arte, ma non per l'arte. Osservazioni che fanno scalpore tra le menti che hanno cuore il bene culturale. Probabile anche che le normative vengano rispettate, in maniera diretta e non, ma la vera legalità è un'altra. Il quadro è coerente: accanimento, cementificazione selvaggia, spese, ma poca unificazione dell'utile al dilettevole. Bisogna partire da ciò che abbiamo. È qui che si trova la memoria di chi ha calpestato prima di noi le strade sotto casa. Quale spreco. Pare che, nel modo comune di vedere, l'arte venga identificata con l'oggetto, materia plasmata e reclusa nella sua dimensione unicamente passata. Il punto è proprio questo: non si tratta di passato, ma di una eco che persevera nel presente, sia temporale, sia dono. L'arte è un dono, la legalità dovrebbe esserlo altrettanto. Purtroppo coesistiamo con una concezione isolazionista dell'arte, il cui rapporto con il quotidiano e il rispetto viene messo in discussione e problematizzato, quasi estremizzato. L'occasione di vivere appieno una “visione epifanica” nel mondo dell'arte e della sua funzionalità c'è eccome, vale lo stesso per i modi di coglierla. Se la bellezza sta negli occhi di guarda, evidentemente dovremmo imparare ad osservare con più attenzione.

 

 

 

 

Lottiamo per ciò che è nostro!
di Giulia Bonafede  IIIC

“Legalità dobbiamo essere tutti noi, legalità è responsabilità è, anzi, corresponsabilità. Legalità è la nostra Costituzione.” Queste sono le parole con cui Don Luigi Ciotti descrive il suo concetto di legalità. Cosa è per noi legalità? Chi si occupa in Italia di legalità? Perché c'è questa necessità?
Alla base di una società dovrebbe esserci il rispetto e la pratica delle leggi.
Questo principio però, in un paese come il nostro, oppresso da anni dalla criminalità organizzata non è sempre praticato.
In Italia ci sono diverse associazioni che si battono per ostacolare le attività di gruppi malavitosi, come ad esempio Libera, nata il 25 marzo del 1995 grazie a Don Luigi Ciotti che ne è stato il fondatore.
Il suo scopo è quello di promuovere e praticare i diritti di cittadinanza, denunciare la diffusione delle illegalità e la presenza mafiosa sul territorio italiano. Salta subito all'occhio il coraggio con cui gente comune, stanca di un sistema corrotto, si spoglia del peso della paura usando l'arma della conoscenza, la più potente forma di rivalsa.
Alcuni dei concreti impieghi che tengono impegnata Libera sono le trafugazioni delle opere d'arte. In questo campo Libera si affianca ad altre organizzazioni che si impegnano per la tutela e il recupero dei beni culturali, beni quindi condivisi da tutti i membri di una comunità.
L'impegno di queste associazioni è anche quello di sensibilizzare le nuove generazioni per garantire loro un futuro basato sull'educazione alla convivenza e al bene comune.
Il fenomeno della trafugazione in Italia è molto sentito, perché la Penisola possiede circa il 78 per cento delle opere d'arte a livello mondiale.
Per le associazioni criminali l'arte viene considerata un veicolo per il riciclo del denaro sporco proveniente da traffici illeciti.
Oltre ai furti ci sono anche gli atti di vandalismo che troppo spesso procurano danni irreparabili alle opere d'arte. Un esempio è quello che è accaduto qualche settimana fa a Roma, dove tifosi senza un briciolo di cultura hanno danneggiato la Barcaccia del Bernini e trasformato una delle piazze più belle della Capitale in latrine a cielo aperto.
Lottiamo per ciò che è nostro, difendiamo le bellezze del nostro paese perché è dovere che spetta anche a noi. Arrabbiamoci perché stanno violando una parte di noi. Teniamo sempre presente le parole di Don Ciotti e cerchiamo quindi di essere corresponsabili nella ricerca e la pratica della legalità.

 
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